L’INPS può richiedere la restituzione dei soldi della pensione in due casi principali. Vediamoli insieme quando ciò può succedere.
Non è errato pensare che il pensionato possa ricevere una richiesta di restituzione dei soldi della pensione dall’INPS. L’idea sbagliata è che la pensione rappresenti per il lavoratore un traguardo, attraverso cui poter dire per sempre addio alla burocrazia, ai problemi con le tasse, con l’Agenzia delle Entrate e con l’INPS. In realtà, ogni pensionato sa di dover mantenere sempre una documentazione aggiornata, per fornire all’istituto nazionale della previdenza sociale, informazioni precise e coerenti sulla propria situazione reddituale.
Tutto ciò è indispensabile per prevenire alcuni errori o problemi che potrebbero indurre l’INPS a rivolere indietro alcuni soldi che ha versato nell’assegno della pensione. Capita infatti che l’istituto, dopo i calcoli iniziali per la concessione della pensione, noti delle discrepanze o si accorga di qualche errore di procedura.
Se la pensione si lega a una data misura previdenziali che prevede limiti alla possibilità di lavorare e fatturare dopo la pensione, il pensionato dovrebbe anche assicurarsi di rispettare il tetto massimo di guadagno. Succede per esempio con quota 103: la misura non permette ai beneficiari di cumulare la pensione con redditi da lavoro superiori a una certa soglia.
Il limite massimo di guadagno extra è pari a cinque volte il trattamento minimo INPS, cioè circa 2.800 euro al mese. Quindi, se gli introiti extra da lavoro del pensionato superano questa soglia, la parte eccedente verrà decurtata dalla pensione.
Esistono due principali motivi che possono indurre l’INPS a togliere soldi al pensionato o a chiederglieli indietro come risarcimento su pagamenti non dovuti. E a quel punto il pensionato deve dimostrare che l’INPS si sbaglia (il che è difficile, anche se non impossibile). Oppure, come avviene quasi sempre, deve pagare il dovuto.
L’INPS può pretendere la restituzione dei soldi versati se nota degli errori nei calcoli. Non è affatto raro che l’INPS rilevi degli errori nei calcoli delle pensioni. Di conseguenza, può richiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite. Una situazione di questo tipo può dipendere, per esempio, per un errore amministrativo.
L’altra casistica è quella della violazione delle regole di pensionamento. Come accennato poco più su, alcune misure di pensionamento, specie quelle anticipate, prevedono limiti alla possibilità di lavorare dopo la pensione o tetti ISEE. Se un pensionato continua a lavorare senza rispettare questi limiti, l’istituto è solito richiedere la restituzione immediata delle somme percepite. Se non si paga subito, scatta la cartella esattoriale con sanzioni.
In molti casi, l’INPS può ottenere il recupero per via diretta, cioè decurtando parte della somma indebitamente percepita sugli assegni a venire. Come? Trattenendo un tot dall’assegno, ogni mese, fino all’estinzione del debito.
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